Una domenica da leoni, soli e senza campo, feci la fine di una gazzella.
Erano le 11.30, quando da casa mia mi stavo dirigendo verso Branduzzo. Mi dicevo, “fai 2 curve, ti diverti e torni a casa… poi mangi, ti riposi, un po’ di xbox e sana tranquillita’, oltretutto hai anche la targa che si stacca… lascia stare di andare in giro oggi”.
Arrivo a Branduzzo (fatte le 2 curve), mi bevo un caffe’ naturalmente contornato dalla rituale sigaretta e il meccanico mi propone di darmi 2 viti per aggiustare la targa… e mi dice “torna pomeriggio che ci divertiamo a guardare le stradali che girano, anzi metti una tuta che entriamo insieme a far due virgole
“. Ovviamente non lo ho ascoltato, salito sulla moto, gli offerto un caffe’ e sono andato verso il Passo Penice.
Continuavo a dirmi “fai il Penice e torni a casa, stop, oltretutto che il cane e’ appena stato operato… non lasciarlo troppo solo…”
Pero’ la giornata era calda per essere autunno inoltrato e apparte nelle zone di ombra l’asfalto scaldava le mie mutant (Dunlop) a dovere o almeno quanto a me bastava per darmi segno di sicurezza.
I paesi proseguivano, sosta dovuta a Varzi dove ho preso le sigarette e l’ennesimo caffe’, “che palle” mi dicevo… “sei sempre da solo…” beh meglio soli che male accompagnati e talvolta e’ vero.
Invece le cose che senti dentro le devi ascoltare; superato Varzi inizio la strada che porta verso il monte penice e arrivato alla svolta Brallo – Penice, decido in quattro e quattrotto di fare il brallo per poi arrivare in valtrebbia e tornare verso casa passando dal penice affrontando la salita da Bobbio; ma qualcosa mi diceva di non andare… era uno di quei pensieri che ti si inficcano dentro dalla mattina e si manifestano come tuoni durante il giorno ad ogni minimo tentennamento, ad ogni minima decisione da affrontare.
“Brallo sia…” mi dissi, passo i primi paesini ed eccola’ li’, la curva che ti frega, quella che inizia larga e chiude stretta… complice una pinzata da capogiro al mio freno anteriore e complice il fatto che gli stivali da motard non li mettevo da ormai 3 mesi e la pigiata sul posteriore la ho data dura.. la moto si mette svirgolare al posteriore.. e dentro me “cazzo… cazzo… cazzo…”, il bordo strada si avvicinava e dietro ad esso una discesa che andava verso il fiume, il guardraill poco piu’ avanti mi ispirava ancora meno fiducia del “baratro” che stavo per affrontare.
Con un colpo di “culo”, o per istinto, tolgo il piede dal freno dietro e contemporaneamente tiro la frizione e piego la moto… non era pero’ finita, la velocita’ era troppa e il fondo sabbioso, il davanti va per colline… “Porco cazzo !!! … oddio…” mi dico. Giu’ il piede sinistro, dai un filino di gas e rilascia la frizione… dai..
La moto gira .. la curva era finita.. e io ero in piedi con il cuore in gola.
Come ogni volta che provo una paura terribile come questa decido di andare avanti tralasciando quella sorta di sgomento che mi pervadeva il capo e il corpo. (Quella che tutti chiamano strizza).
Procedo piano, uso 3 marce in piu’ addirittura e poi tolgo gli occhialoni da supermoto… cosi’, una ventata di aria fresca mi ridara’ la sensazione di esserci ancora.
Calmatomi e gotudomi il resto del viaggetto, procedo verso la valtrebbia prendendo la direzione piacenza, superato il Passo Brallo, la strada si fa insidiosa.. si anche per un motard.
Solo un altro soggetto incrocia la mia strada, uno strano tipo vestito di nero su di una R1 modello 2004 che pero’ se la fa in salita, mentre io scendevo e ammetto di averlo guardato come dire “ma sei fuori con quella moto, con questo freddo, qui ????”, poi mi son detto che per oggi era meglio non fare i galli… dopotutto, io avevo appena rischiato di andare a trovare lo zio tom passando per il tetto della sua cazzo di capanna laggiu’, in fondo al dirupo.
Mancavano un due o tre chilometri all’incrocio con la strada che portava a Bobbio, la valtrebbia, presa piu’ o meno da Ottone. L’asfalto diventava viscido e in un paio di curve, in uscita, il posteriore complice la cavalleria del mono.. e per quanto strappa dopo che gli ho cambiato i rapporti (15/44) andava allegramente a funghi…. decido di fermarmi un attimo.
Qui avviene la cosa inaspettata, ti fermi, osservi l’ambiente ti ricarichi, guardi che nella moto sia tutto ok, guardi l’orologio e quando se pronto ti rivesti e parti.
Peccato che avessi parcheggiato la moto in una salita a bordo strada tra erba e foglie umide, al salire sulla moto mi dico “piano eh…”, accellero e metto subito la seconda e mi accingo di taglio a salire sull’asfalto.
L’imprevisto e’ li’, per la seconda volta a cogliermi, e questa volta mi trova impreparato, non mi ero accorto infatti che il dislivello tra il fondo umido e il fondo stradale era circa 20 cm circa, la modo si capotta tutta in toto con i suoi 160 chiletti sul mio ginocchio sinistro, facendogli sentire come ci si sente schiacciati da un peso che non puoi sopportare e grattando sull’asfalto tutta la gambetta. (niente tuta, fa troppo freddo, solo pantaloni imbottiti e 3 calze maglie di lana). In un attimo mi trovo in panne, per terra, dietro un tornante dove d’estate vedi arrivare le stradali a 130 in uscita e anche su una ruota, i pazzi li chiamiamo qui, quelli che si ingarellano e tagliano le curve. D’un tratto mi mancavano, ero solo, non passava nessuno, ci ho messo 10 minuti a rialzarmi con le mie forze, rimontare i pezzi della moto senza chiavi o strumentazioni adatte… tipo manubrio storto, paramarmitta piegato, paramano piegato, frizione piegata etc… ma le mie mani, non come il mio ginocchio, la forza bruta la avevano ancora. La moto si riaccende… e vuole partire, io no. Il dolore c’era, non era grave, ma zoppicavo e avevo paura di essermi rotto, il telefono in compenso lo era, non c’era campo… “puttana la troia, ma la sfiga…”.
Faccio passare un po’ di tempo e prendo la strada per bobbio, il dolore mi toglieva l’unica patina di lucido che avevo e le curve quasi non le volevo fare, cosi’ fu che alla bellezza di 60 chilometri orari mi dirigevo verso Bobbio, cercando di scalare meno marce possibili per non avvertire punzecchiature alla rotula che era ormai sanguinolenta… poveretta.
Arrivato a Bobbio mi siedo, il campo c’e', mi guardo la gamba e non e’ livida, non c’e’ giallo da ammaccatura, non c’e’ taglio troppo profondo… decido che l’ambulanza oggi andra’ da qualcunaltro e mi rilasso un po’ prima di procedere verso casa alla velocita’ di un bradipo della tanzania… pero’ ferito.
Arrivai 2 ore dopo ed e’ stato il mio weekend piu’ brutto di quest’anno.
Un grazie a:
Oxtar, senza te avevo la pedana nel polpaccio.
Dunlop Mutant, vero o no, non lo so, ma mi avete tenuto in piedi in una situazione estrema.
Mr.Tire/Aj, che mi han sempre detto una volta “nel dubbio non tenere aperto, tira la frizione..”
Aj, la prossima volta do’ retta al tuo consiglio “quando senti che qualcosa ti dice di non fare, non devi fare…”
La mia morosa, che nonostante tutto non mi ha cazziato perche’ sono arrivato con 2 ore di ritardo e a moto bocciata.
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